18. May 2019

L’Odin Teatret ritorna nel Paese-museo dove il caos è sempre creativo

Festival. Presentata la rassegna che dal 29 maggio al 2 giugno animerà San Sperate

Ecco Sant’Arte, il sogno diSciola

L’Odin Teatret ritorna nel Paese-museo dove il caos è sempre creativo

 

Forse ci sarà pure un momento in cui i litofoni di Pinuccio Sciola, nel bellissimo Giardino sonoro di San Sperate, si metteranno magicamente a emanare i loro suoni ancestrali: sarà quando nel Paese-museo ritornerà l’Odin Teatret, nome mondiale del teatro sperimentale che proprio Sciola, con Pierfranco Zappareddu, invitarono nel 1974 dando inizio a quella florida stagione della cultura isolana che, proprio in San Sperate, ha uno dei suoi centri propulsori. Che sia così, lo dimostra la seconda edizione di Sant’Arte, Festival di arti visive e performative (con la direzione artistica di Maria Sciola e quella organizzativa di Elisabetta Villani), che si terrà da mercoledì 29 maggio a domenica 2 giugno.

Fondazione Sciola

A presentare ieri il programma alla Fondazione di Sardegna (main sponsor dell’iniziativa) c’erano, con la vice sindaco Germana Cocco, Maria e Tomaso, figli dello scultore scomparso tre anni fa, che hanno costituito la Fondazione Sciola. L’eccellenza dell’edizione 2019 del festival si deve anche all’inserimento nel progetto Innesti i, che, come ha detto Graziano Milia, della Fondazione di Sardegna, nasce per “innestare” il potere dell’arte nella realtà sociale, per generare «reazioni, scambi, confronti con qualsiasi oggetto o essere umano o paesaggio o architettura». Che Sciola avesse il sogno di un paese inclusivo e aperto lo dimostra quello che nel tempo è diventato San Sperate, grazie al carisma di un artista che aveva la capacità di attrarre personalità della cultura (il fotografo italo argentino Pablo Volta si era addirittura trasferito da Parigi).

L’ultimo sogno

Sant’Arte, che è stato l’ultimo sogno di Sciola e che i figli sono riusciti a realizzare, è l’immagine di un caos creativo e generatore di confronti e arricchimenti. Per questa edizione si prevede pubblico ancor più numeroso dell’anno scorso (è già on line la prevendita dei biglietti per i tre spettacoli dell’Odin). Proprio con la benedizione di Eugenio Barba, che ha scritto “I veterani dell’Odin che erano a San Sperate nel 1974, e anche dopo, si rallegrano con me di ritornare e celebrare vostro padre e la straordinaria opera artistica e culturale di cui è l’artefice», inizia il festival: mercoledì 29, al teatro La Maschera, va in scena “Ave Maria” di Julia Varley, per la regia di Barba, che fra un anno ha annunciato che passerà il testimone dell’Odin a questa sua grande attrice. Giovedì, alle 19, alla Scuola civica di musica, ci sarà sempre un lavoro della Varley, “L’eco del silenzio”, e venerdì 31 sarà in scena Roberta Carreri col suo “Judith”, al teatro La Maschera.

Tigers Paralympics Sport

Sabato primo giugno, alle 11,30, “Teatro non teatro”, incontro con Eugenio Barba.  A parte questi tre spettacoli, punte di diamante del festival, bisogna non perdere di vista il programma per non farsi scappare le tante cose interessanti che succederanno. Maria Sciola ha tenuto a sottolineare, per esempio, l’appuntamento con “Visita al buio” (venerdì 31 alle 17 e alle 18, Giardino sonoro) in collaborazione con Tigers Paralympics Sport, senz’altro un’esperienza nuova e toccante. Sono nove i laboratori che verranno attivati gratuitamente per ragazzi ma anche adulti (sabato e domenica, 10-13), e sono otto gli studi aperti per “Gli artisti si raccontano”. Sempre l’Odin si vedrà, sabato alle 17, al Giardino megalitico, in “Ode al progresso” e, alle 18, in “Banchetto-baratto”. Alle 21, stesso giardino, Bach suonato dal pianista Peter Waters. Gli artisti Leonardo Boscani e Rita Delogu presentano il murale “One Way” (domenica 2 alle 18, piazza Croce Santa). Tanti altri appuntamenti, per una festa che rispecchia sorriso, strette di mano e anima di Sciola.

Raffaella Venturi

www.unionesarda.it – Spettacoli 18-05-2019